PORNO CINEMA

PORNO CINEMA

 kapedag    2018/07/02   967    racconti erotici

PORNO CINEMA

E' un racconto che ho pubblicato oltre 15 anni fa e che ho recuperato per di MLS, buona lettura.

La cosa più assurda sono i bagni, o meglio il bagno. Sì perché ce n’è uno solo, quello degli uomini: i costruttori d’inizio secolo hanno ben pensato che le donne non frequentino quei cinema oppure lo facciano solo per farsi sodomizzare da gruppi di avventori, appunto nei bagni comuni. Già sull’uscio si avverte il fetore di piscio misto a sperma che copre il pavimento e che ha creato abbondanti pozzanghere con il calpestio; la porta è a brandelli, forata e scardinata in maniera tale da consentire di vedere l’orinatoio dal lavandino di fronte. I colori improbabili di mattonelle a basso costo, quasi tutte scheggiate e in parte staccate, riflettono la luce di una lampada da 40 watt appesa al soffitto con il solo cavo elettrico e sono istoriati di scritte come "35 enne da monta cerca schiavetto" o "singolo superdotato bisex per mogli in calore"; la più divertente l’ho letta in un cinema di Milano "cazzo in culo non fa figli ma fa male se lo pigli".

Fuori del bagno c’è un corridoio che percorre il perimetro della sala, nella penombra facilitata dalla scarsissima illuminazione, scorgi sagome maschili appoggiate al muro che ti guardano leste per capire se stai uscendo dal bagno ancora "in forma" ovvero se hai soddisfatto le tue necessità sessuali da solo o con un amichetto; in quest’ultimo caso ti escludono mentalmente dal novero delle possibili prede.  Talvolta lungo questi corridoi ci sono anche delle poltroncine di colore marroncino, lerce e puzzolenti di muffa……c’è anche chi ci si siede!

La sala proiezione è di là da una tenda scura e pesante, anch’essa piuttosto sudicia perché le persone ci si puliscono le mani dopo aver usato il bagno, perché l’ultima volta che è stata portata in tintoria risale alla visita dei n.a.s. ma soprattutto per il costante lavorio di apertura e chiusura cui è sottoposta….e si! Nei cinema porno di gente seduta ce n’è veramente poca: tutti circolano e i corridoi perimetrali sono le superstrade di quest’animata piazza cittadina.

Un’altra caratteristica dei cinema hard è il fatto di costituire l’evoluzione – o involuzione a secondo dei punti di vista - di locali che un tempo sono stati costruiti con abbondanza di mezzi per la cinematografia ufficiale e ancor più per il teatro; ciò determina un’architettura interna che definirei stile "fascista" con diffusi marmi, soffitti altissimi, ampi corridoi e scale, legni e rifiniture essenziali ma di pregio, solo i servizi sono all’osso. Basta guardare al cinema Odeon a Milano o l'Ambasciatori a Roma per capire che il pubblico cui era destinati gli ambienti non è quello che li frequenta; unico neo le poltrone che, come comfort, risentono della stagione di costruzione ancora non ispirata a criteri di ergonomia e i cui rivestimenti sono stati modificati nel tempo per adattarli alla nuova clientela che le utilizza per concludere degnamente la serata.  I pavimenti, poi, sono uno spettacolo di trash: il colore scuro dei marmi o delle piastrelle, completamente fuori moda e spesso ricostruiti con materiali e colori in parte diversi, unitamente alla scarsità dell’illuminazione fa si che negli intervalli si abbia la sensazione di trovarsi in un garage. La fumosità dell’ambiente, nonostante i cartelli di plastica luminescente di divieto ai lati dello schermo di dimensioni spropositate, la presenza esterna ai muri dei residui delle ristrutturazioni "a norma" degli impianti, il diffuso odore di "vecchio", l’umidità dell’ambiente che rimane fresco anche d’estate, contribuiscono tutti nel definire una sensazione quasi palpabile. Se poi ti incuriosisce vedere la "galleria" devi andare solo nei "porno"; anche se spesso è stata chiusa per esigenze di sicurezza rimane un’esperienza ormai unica essendo diventata la sala 2 o 3 del complesso multisala degli altri cinema .

I locali a luci rosse che popolavano tutti i comuni della penisola, sono stati letteralmente spazzati via dal progresso, in particolare da internet che offre a saldo il prodotto: simbolo di mercificazione del sesso e di degrado del cinema con la "c" maiuscola, celebrate da pellicole da Oscar, ormai non esistono quasi più e se vuoi sapere l’indirizzo delle superstiti devi chiamare Scotland Yard perché nemmeno i giornali locali li pubblicano più.

I frequentatori sono "addetti ai lavori", difficilmente ci si capita per caso e li dividerei in due categorie: gay e etero/bisex. L’ambiente decadente e decisamente underground ha favorito l’afflusso di omosessuali in queste sale; essi, infatti, nonostante il proliferare di locali destinati ai gay in tutte le città, continuano ad esser i veri padroni dei cinema a luce rossa. L’assenza di controlli all’interno gli consente di incontrare, conoscere e anche consumare i rapporti nel chiuso del locale; l’esibizionismo latente o finalizzato all’approccio dei frequentatori gay è pienamente soddisfatto dalla configurazione della sala proiezione e dei bagni che costituiscono un dedalo di anfratti e curve. I giovani marchettari dell’est costituiscono una sicura fonte di piacere sempre disponibile. Anche i transessuali e i travesta non mancano; li vedi entrare in jeans e maglietta poi, non appena al buio, si cambiano infilando corpetti e vestitini coloratissimi che gli fasciano il corpo prosperoso senza nulla lasciare all’immaginazione. Loro non di rado ci lavorano lì dentro quindi sono abbastanza invisi ai proprietari che li tollerano ma non mancano di fargli "pezzi" dirompenti. In sala l’effetto che produce la presenza di un transessuale è di sicura eccitazione, allo stesso tempo contemperata dalla ripugnanza di alcuni travesta che sono veri e propri maschi pelosi con il rossetto.

Che ci vanno a fare gli eterosessuali in un cinema porno? Rispondere a questa domanda con un'altra domanda può sembrare inadeguato ma lo farò lo stesso. Chi ha superato i trentacinque anni e non c’è mai entrato? Con gli amici per una goliardata, a militare, con le amiche per vedere dimensioni e tempi da sogno ridendoci sopra o quando hai capito che oltre a Rock Hudson, Rocco del grande fratello c’è anche Rocco Siffredi.  Quando dico "cinema" non intendo "film", tutti dai 16 anni in sopra hanno visto una pellicola hard, un tempo tra cassette e satelliti oggi su web ma molti giovani non sanno nemmeno che esistono le sale a luci rosse. La sparizione di quei cinema non è conseguenziale all’assenza di domanda del prodotto ma, molto più semplicemente, alla scelta politica di chiudere in casa il consumo, che è altresì in costante ascesa. Il cinema hard, a luci rosse, porno celebrato come icona dell’amante dell’autoerotismo in incognito - ricordo Fantozzi che entrava a vedere "le Casalingue" dove tutti avevano il giornale aperto per celare il viso - ha costituito la trasgressione italica degli anni 70. Quelli che continuano ad andarci oggi lo fanno per incontrare; la speranza di trovare del sesso facile e enormemente trasgressivo, non finto, rarefatto o patinato come nei club privè o lap dance. Tutto ciò che succede lì dentro è trasgressione allo stato puro, amore del rischio, desiderio di sottomissione: scopare nel bagno lurido, fare un pompino su una sedia cosparsa di macchie di seme raffermo, trovarsi addosso le mani di dieci uomini già eccitati dalla starlette di turno che si esibisce sullo schermo in contorsioni da paura……molte persone sognano di esser protagonisti in episodi del genere.
Ragazzi oggi colpo di fortuna! Una coppia in sala…vedere una donna in un cinema a luci rosse non è facile; la scena cui si assiste è sempre la stessa. Si siedono in fondo, lei controlla lo stato della poltrona, lui se ne frega abbastanza. Non importa se la donna è vecchia, giovane, magra o grassa, lentamente comincia la migrazione verso quella zona del cinema, prestissimo le sedie laterali, davanti e dietro sono occupate da uomini che con indifferenza guardano il film senza lesinare fugaci occhiate indagatrici per capire se sotto il pesante e lungo cappotto c’è altro, oppure le sole autoreggenti che sbucano dal fondo dell’indumento per infilarsi in dieci centimetri di tacco con fascia alla caviglia. Generalmente nessuno si mette sulla poltrona accanto, si preferisce aspettare un atto di consenso onde evitare che il gesto comporti un cambio di posto da parte della coppia, che a sua volta determinerebbe l’ira dei "colleghi".  Se poi la coppia non si siede è meglio ancora, il messaggio è chiarissimo in pochi minuti lei è in ginocchio con attorno almeno cinque o sei uomini nudi dalla cintola in giù che si masturbano energicamente.

Maledizione, sono due ore che sto qui dentro, meglio che esca e torni a casa!

Il sole di una calda giornata di luglio mi avvolge e abbaglia, con passo svelto apro la vetrata di fronte al gabbiotto della bigliettaia sbracata sulla sedia con lo sguardo nel vuoto e mi ritrovo in strada……accidenti si sono fatte già le dieci e mezza – del mattino ovviamente.

 

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