Naturisme 1989 - Cap d'Agde (FR)

Naturisme 1989 - Cap d'Agde (FR)

 kapedag    2017/06/19   2101    resort , francia , lifestyle

Naturisme 1989 - Cap d'Agde (FR)

Pochi dei lettori di Modernlifestyle potranno validare quanto sto per raccontarvi, allora eravamo pochissimi dall’Italia che conoscevamo il paradiso swinger, è così infatti che lo immagino ora che non esiste più.

Tra le dune di Capocotta, quando erano terreno di libertinaggio un giovanotto ancora immerso negli studi universitari si cimentava nelle prime esperienze voyeuristiche, che di li a breve si sarebbero trasformate in libertine. Quel ragazzo ero io, ed è proprio sotto il sole a picco che ho conosciuto alcune delle coppie che hanno segnato la via  allo scambismo romano. Tra queste, una che mi ha raccontato di un posto nel sud della Francia ove era possibile praticare sesso in pubblico, ovunque, e incontrare una folla di libertini provenienti da tutta Europa, privi di vergogne e altre sovrastrutture mentali .

Quella località era il villaggio naturista di Cap d’ Agde, che oggi è assolutamente noto ai più.

Individuato il periodo e trovato l’accompagnatore ci siamo fatti i 1.100 km che separano Cap da Roma per arrivare nel lontano 1989, per la prima delle successive 25 volte, alle porte del “Village”.

Ve detto che allora non esistevano  Natureva, Riad, i due Jardin .. c’erano solo i vari Port, Nature, Ambonne, Venus, c’era Heliopolis che con il camping era il centro del movimento e l’hotel Eve. Anche a livello di locali esisteva solo il Melrose, Le Jules e il Leboeuf che negli anni immediatamente successivi sarebbero stati coadiuvati dall’attuale Glamour, dal Pharaon e Quai des Anges. Null’altro! Ma c’era il Village, ove il primo anno si poteva far sesso dappertutto, anche ai tavolini della piazzetta e c’era il punto d’incontro più importante che era il faro, allora territorio di caccia dei pochissimi singoli del villaggio.

I controlli interni erano affidati a società private che giravano con grandi cani per evitare che qualche non appartenente al villaggio, entrato dalla spiaggia, cercasse di avvicinarsi agli studios particolarmente esposti, come quelli di Port Nature. La polizia era una macchina della “locale” che si faceva un giretto la sera e, nonostante la relativa facilità d’accesso dai vialetti, il fenomeno dei furti era pressochè sconosciuto nè esisteva l’ISIS.

La situazione della plage libertinè era non dissimile rispetto ad oggi, salvo un affollamento molto minore soprattutto di uomini soli (le guardon erano un gruppetto di simpatici francesi composto da abituè tra cui alcuni che, per connotazioni fisiche particolari, avevo appellato: “l’albanese”, “l’ippopotamo”, ”il cavallo nero”, “le mustachè”); pressochè inesistenti la coppie italiane, presenti in pochi determinati e indimenticabili esemplari, solo ad agosto, ma di gran lunga sovrastate dalle masse francesi e dell’area francofona dei paesi bassi, nonché dagli onnipresenti crucchi.

Come saprete negli anni successivi la situazione della spiaggia è evoluta, si è passati da forti restrizioni al sesso esplicito fino al recupero a fini commerciali dell’ambiente trasgressivo, la cui perdita aveva causato un crollo di presenze nel decennio 1996-2005, anche in concomitanza con gravi fatti di pedofilia in Belgio, cui la location libertina era stata immotivatamente associata.

Dentro al villaggio, invece, la situazione era abissalmente diversa rispetto ad oggi. In termini negativi va detto che l’offerta residenziale era terribile, gli appartamenti ai minimi termini con questi sofà-bed scomodissimi, cucine ante-guerra, tendine a fiori da mercatino cinese, suppellettili di quart’ordine, spazi angusti e il famoso water alla francese, separato dalla doccia, che vedevo per la prima volta nel 1989. Ma appena mettevi piede sul tuo terrazzino, tutto nudo, il venticello fresco tra le chiappe e sul prepuzio ti trasmettevano una percezione di libertà e sensualità per tutto il corpo: dove posavi lo sguardo, a sinistra, destra, sotto di te…era uno spettacolo di sesso ein plein air, difficilmente riuscivo a percorrere senza esser fermato con richieste sessuali il vialetto che separava il nostro studio di Port Nature 8 dal supermercato di quartiere, che poi era unico allora esistente; anche i ristoranti, erano pochissimi: il Lagoon Bleu, Horizon, Gymnos, nessun altro che ricordi;  tutti con un servizio indecente: lento e poco professionale e una scelta modesta e di scarsa qualità.

Ma allora non si andava a Cap per mangiare nè per dormire!

Il village era costruito per le coppie libertine, con l’arrivo degli italiani si è importato il modello commerciale nostrano che introduce la figura del singolo in maniera ossessiva nel lifestyle. I singoli, al contrario, non erano ammessi nei club francesi nè tantomeno a Cap che annoverava dentro il village, come ho detto, solo le Jules e appena fuori  l’ Extasia. I singoli quindi si divertivano girando per il villaggio, in attesa di esser chiamati da coppie in vena di trasgressione a tre, perché allora era questo il rapporto con il singolo, una trasgressione! Non come oggi che è ordinaria quanto noiosa e scontata amministrazione della coppia per “tenere buona” la compagna, stabile o occasionale che sia. Il posto numero uno per questo “dogging” era il faro, li davvero trovavi quello che volevi, così come è stato nei successivi 4/5 anni quando hanno aperto il Pharaon e il Quai, sono posti dove lascio ricordi di assoluto piacere di portata indimenticabile nella mia vita.

Al coperto noi singoli non avevamo possibilità alcuna, salvo bussare alla porta del Leboeuf, ove però sapevo di incontrare i destinatari prevalenti dell’offerta locale, i gay. Superare la barriera d’entrata del buttafuori alla porta era comunque difficilissimo, nel week end rasentava l’impossibile. In quel periodo però il personale era caucasico, per cui in grado di valutare per davvero chi aveva di fronte, sebbene utilizzando i parametri francesi; con l’arrivo del Glamour sono arrivati i buttafuori di colore, assolutamente privi di capacità selettiva ma superabili con una bella mazzetta.

Il Leboef (attuale Tantra), è stato molto importante per me perché è li che ho cominciato a fare le mie prime orge, in compagnia di due o tre coppie.

Quello fu l'ultimo anno in cui il Melrose - con qualche diffidenza - consentiva l’ingresso ad alcuni singoli,  era un terreno di caccia assolutamente perfetto. Già dai primi anni novanta l’opportunità si è chiusa ma è stata compensata dall’apertura di quelli che come ho detto sono stati locali più importanti della mia vita libertina da singolo: Pharaon e Quai des Anges. Il primo era nello stesso posto dove si trova oggi anche se non ricordo se ha modificato il nome, l’altro ad Agde, sul fiume. Quest'ultimo si chiamava diversamente ed effettuava una selezione dei singoli rigidissima, mi ricordo che la competizione era aperta su chi ce l'avrebbe fatta ogni sera. Oggi i due locali sono allo sprofondo totale: il primo di fatto per gay e travestiti, il secondo invaso da orde di singoli in prevalenza mediorientali.

Il “pippodromo” come l’avevamo battezzato con  “Sempreduro”, il mio compagno di merende e fondamentale copertura per l’insoddisfacente menagè matrimoniale che, anche per questo, IO ho risolto e non  aggirato, era un appuntamento imperdibile della stagione estiva. A febbraio avevamo già la nostra prenotazione con MOM e per almeno 5 anni è stato davvero il massimo che si possa chiedere al contesto libertino, per altri 10 è stato discreto, da ultimo risponde solo a logiche commerciali ed ha perso tutto il suo appeal diventando un posto per curiosi o professionisti ma soprattutto per la massa dei singoli italiani, come al solito imbucati al party.

Chi non ha avuto l'opportunità di conoscere Cap nei primi anni 90....non sa cosa significhi davvero la parola, oggi abusata, p-a-r-a-d-i-s-o.

 

 

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