Antonello Silani    5052  lifestyle
Le definizioni di nudismo e naturismo sono tratte da alcuni siti che si occupano della materia. Non esistono, infatti, definizioni ufficiali in quanto anche quella cui normalmente fanno riferimento le associazioni naturiste, derivata dalla Federazione Internazionale è comunque applicabile solo per gli associati di detto consesso. Tutto quanto espresso dal sottoscritto in tema d’analisi – anche critica – dei fenomeni in oggetto, resta frutto della propria elaborazione intellettuale e quindi nell’alveo delle opinioni. La conclusione cui vorrei arrivare è che le attuali impostazioni teoriche sulla pratica naturista discendono da pregiudizi e da una visione anacronistica dell’evoluzione dei costumi e delle abitudini, spesso strumentali al solo mantenimento di equilibri di potere. Ne discende che l’eventuale affidamento del crescente business turistico legato alle aree nudiste a soggetti con dette caratteristiche, è negativo per lo sviluppo del settore ed è in controtendenza rispetto a quanto già da anni avviene in Europa, dove gli operatori si sono – nella maggior parte dei casi – slegati dal substrato ideologico portato dalle associazioni. I problemi aperti sono tanti, particolarmente sentito in Italia è quello dell’ordine pubblico che – in un paese di furbi e repressi come il nostro – assume connotazioni di estrema importanza e riguarda le aree stesse, quelle circostanti, l’indotto, le gestioni.
Il Nudismo è nato in Germania sul finire del XIX secolo; il suo sviluppo inizia subito dopo la Prima Guerra Mondiale, estendendosi in pochi anni a gran parte dell'Europa, particolarmente in Francia, Danimarca, Svezia e nella ex Jugoslavia (in Croazia). Anche negli Stati Uniti, Canada ed Australia si frequentano spiagge solitarie e nascono campeggi, dove intere famiglie si ritrovano per trascorrere alcuni giorni nella nudità totale a diretto contatto con la natura. In Italia solo verso la fine degli anni 60 cominciano ad apparire i primi gruppi di nudisti.
All’inizio, erano talmente pochi i praticanti che il naturismo fu limitato a piccoli gruppi che condividevano delle forti convinzioni e una chiara idea. Raramente i luoghi che questi naturisti frequentavano erano anche fonte di guadagno. La maggior parte erano di proprietà di organizzazioni "no-profit" o di persone che condividevano gli obiettivi naturisti e i valori dei membri. Successivamente, alla fine degli anni 60 e negli anni 70, il naturismo esplose in Europa. In particolare, come si è detto, la Francia grazie al caldo clima mediterraneo ed alla sua gente di larghe vedute divenne la destinazione naturista più frequentata.
Con gli spazi naturisti più grandi il guadagno fu maggiore. Come disse Voltaire, "quando si parla di soldi, tutti sono della stessa religione"
I centri di vacanze naturiste erano nati!
Oggi in Germania fare il bagno o prendere il sole nudi è una cosa accettata dalla maggior parte della popolazione autoctona; crea problemi ed imbarazzo con la crescente immigrazione che proviene da paesi mussulmani; in Danimarca, addirittura, le spiagge dove è obbligatorio l'uso del costume da bagno sono solo una minoranza. Lo stesso accadeva nella ex Germania dell'Est, ma per incentivare il turismo, dopo la riunificazione molte spiagge e campeggi sono stati riconvertiti in tessili.
Il nudismo propone la nudità come fattore di benessere personale e sociale. Si dice nudista colui che pratica il nudismo. Il nudista sta nudo ogni volta che la temperatura lo permette ed ovunque sia possibile stare nudi seguendo le leggi ed il buonsenso: a casa, nelle spiagge nudiste, nei centri vacanza nudisti, in barca, in montagna nei luoghi solitari, eccetera.
Il naturismo, invece, integra il nudismo con una concezione di benessere più ampia che comprende, tra le molte cose, un'alimentazione sana e la difesa della natura. Si dice naturista colui che pratica il naturismo. Il naturista, quindi, oltre a stare nudo, fa attenzione a quello che mangia, cura la propria salute, rispetta l'ambiente e predilige uno stile di vita che sia in armonia con la Natura. La nudità naturista è pudica: un pudore basato sul rispetto e che non dà spazio ad ostentazioni ed esibizionismo di nessun tipo. La vista dei corpi nudi toglie la curiosità tipica del mondo tessile e permette di considerare le persone per ciò che sono. La nudità pone le persone su un piano d’eguaglianza, senza differenze sociali; essa, essendo un fattore etico, è adatta a tutti, ad ogni età
Come si è detto, infatti i gestori iniziali del neonato business furono quegli stessi naturisti pionieri della pratica. Essi,non erano imprenditori del settore turistico ma – appunto – improvvisati gestori che ritennero di sposare i propri interessi personali con quelli veniali; essi, quindi, indirizzarono la loro attività verso quei canoni di austera spartanità a cui si erano ispirati nella propria vita, sia per scelta che per necessità.
I centri nudisti furono quindi per molti anni veri e propri lager della comodità e del divertimento; eh si! Infatti, oltre a riflettere un ideale di vita minimalista per raggiungere meglio in contatto con la natura, questi signori ritennero che anche lo svago fosse una diavoleria del mondo tessile.
Nacquero pertanto camping senza acqua calda, senza un punto di ristoro e i privilegiati che disponevano di un "bungalow" si dovevano accontentare di una baracchetta con servizi in comune. La sera alle 21,00 – anche in piena stagione – tutte le luci spente, nessun telefono a servizio della clientela e via tutti a nanna a godersi la luna e il cicaleccio.
Ovviamente la cosa creava dei problemi con i giovani e in particolare con gli adolescenti, spesso già seviziati con l’imposizione da parte dei genitori di canoni alimentari "indiani" e un immagine del mondo, appunto fuori dai valori in cui si riconoscevano i loro coetanei, prima di tutte quella del pudore, che è un sentimento naturale almeno quanto lo è la nudità.
Ma non finisce qui l’egoismo e l’intolleranza di questi "operatori". Successivamente essi, infatti, pretesero la schedatura della clientela, o meglio l’accettazione forzata di dettami facenti riferimento ad una filosofia di vita descritta in improbabili statuti di altrettanto improbabili enti associazioni. Le famose organizzazioni no profit erano, infatti, cresciute vertiginosamente in coerenza con lo sviluppo del turismo naturista ma, a seguito di discussioni sovente determinate solo da ragioni di poltrone si erano anche frazionate in maniera significativa mettendosi in competizione le una con le altre. Tuttavia, finchè ci fu la spartizione tra associazioni (gestori) delle aree nudiste le cose filarono sostanzialmente lisce, quando invece i "centri" furono presi in gestione da terzi estranei al movimento, a seguito del fallimento di talune iniziative o del subentro oppure alla vendita si cominciarono a verificare i primi problemi. Le orde di Generali di Corpo d’ Armata che dirigevano questi enti capirono che senza il supporto di un attività economica non si andava da nessuna parte. Essi, infatti non potevano contare su una truppa solo virtuale, sul finanziamento che arrivava da tessere associative effimere, in quanto i sottoscrittori erano in massima parte semplici clienti , che nulla avevano a che fare con le rivendicazioni o gli scopi delle singole entità.
Nel frattempo però la crescita dei naturisti praticanti si era stabilizzata, anzi in talune zone (cito ad esempio Est Europa oppure Balcani) veniva sostituita dai tessili che cercavano spazi maggiori grazie al diffondersi dei viaggi low cost e alla facilità di spostamento. Gli investimenti subivano le dolorose riconversioni a cui abbiamo di recente assistito (vedi FKK Monsena).
Quello che però questi signori del vapore proprio non volevano capire era che la società, i costumi e le abitudini delle persone stavano evolvendo e quindi i nuovi naturisti cercavano qualcosa di diverso.
I gestori, che ormai da una generazione erano imprenditori veri, si adeguarono alla domanda crescente di comodità e divertimento offrendo maggiore comfort, svaghi e ….(di questo parlerò dopo) gli antichi invece rimasero antichi: solidi e inossidabili sostenitori di principi anacronistici e non più accettati dalla nuova società del benessere.
Il dualismo creatosi tra principi astratti e necessità di mercato ha partorito dei mostri sociali.
Nelle aree dedicate alla pratica infatti dovettero convivere esigenze opposte: da un lato i vecchi naturisti figli di camper e fagotti, dall’altro la clientela che cercava si relax e contatto con la natura ma anche vita di relazione. Dietro a ciò le associazioni che volevano indirizzare le gestioni nei confronti della categoria "perdente", quella appunto dei puristi che andavano ad invecchiare biologicamente; come ogni despota che si rispetti vicino alla fine, questi signori cercarono con metodi, in sé violenti, di recuperare le greggi disperse invocando il ritorno alle origini e agli ideali e soprattutto cominciando a vagliare, in base a criteri del tutto discrezionali, l’accesso alla pratica, laddove ne avevano il potere. Nelle aree andava diffondendosi un’atmosfera pesante di caccia alle streghe, si cercava di reprimere ogni apertura alla novità e quindi la maggioranza silenziosa dovette muoversi nell’ombra oppure indirizzarsi verso le prime mete nate dalla rivolta dei gestori al tutoraggio e dall’avviamento a canoni di vero mercato delle iniziative: emblematica in tal senso Ile du Levant o Cap d’ Agde.
Il successo, in particolare di quest’ultima località fu enorme. La rabbia degli altri altrettanto.
In ITALIA poi la situazione assumeva connotazioni particolari in quanto la presenza di una Stato semi-confessionale aveva tenuto lontano il naturismo dalla penisola.
Lo sviluppo della pratica da noi si deve soprattutto al movimento gay; loro infatti cominciarono ad "occupare" spazi via via crescenti in località di difficile raggiungimento da parte di famiglie e altro e si installarono di fatto forti della tolleranza derivante dallo statuto speciale d’appartenenza, che una parte politica gli riconosceva.
Oggi sono in discussione proposte di legge per regolare quest’attività anche nel nostro paese e - ovviamente – i signori dell’antico stanno sul piede di guerra. In seno alle associazioni naturiste infatti si è cominciata a sviluppare una certa dialettica e i moti d’apertura al nuovo non mancano, solo che l’ancien regime – costituito da persone poco intelligenti e molto arroganti – non vuole cedere.
Sarà determinante per il futuro sviluppo del turismo naturista in Italia vedere chi vincerà: imprenditori, componente liberale delle associazioni o la loro componente conservatrice. In base a ciò avremo strutture moderne ed efficienti, idonee a offrire vacanza sia di giorno che di notte oppure scalcinati camping dedicati alla contemplazione stellare, abitati da fagottari che rifiutano i cellulari e i computer.
Collegato direttamente a queste impostazioni è un grande equivoco nel mondo naturista. Esso, nasce dalla concezione del sesso nel contesto. L’etica sessuale naturista, come ho detto sopra, è pudica. Secondo questa visione naturismo non vuol dire semplicemente togliersi le vesti dove ciò faccia piacere e non disturbi il prossimo ma, soprattutto di "spogliarsi" dei numerosi condizionamenti imposti dal cosiddetto vivere civile nel corso dei secoli, che impediscono al singolo ed alla collettività la piena crescita umana.
Il naturista, entrando in un campo, non solo si sveste degli indumenti che lo soffocano fisicamente ma, si spoglia anche di tutta la sovrastruttura mentale, anche vanitosa, che gli è normalmente imposta dall'artificioso ingranaggio del mondo economico-industriale dei nostri tempi. Secondo loro, il nudo suscita richiami erotici solo se proibito. Gli indumenti, quando non sono precisamente impiegati per proteggere l'organismo dal clima avverso e dai sistemi di lavoro, sono considerati uno strumento di provocazione sessuale.
Siffatta impostazione, per alcuni versi astrattamente condivisibile, si è invece tradotta in una rappresentazione onirica dell’ambiente naturista e nell’idealizzazione di un ambiente avulso dal sesso, dove tale componente essenziale della vita di relazione di tutti è stata considerata come da escludere in quanto connessa alla sola provocazione nascente dal vestito. A ciò si aggiunge il timore del giudizio altrui; in altre parole la cosiddetta "coda di paglia".
Eh si! I naturisti puristi di quella ne hanno parecchia: temono di esser associati a pervertiti, esibizionisti, o peggio ancora libertini e il motivo che suscita tanto livore è che in realtà essi sono ben consapevoli che tali componenti sono strettamente coesistenti con l’ambiente nudista. Le aree nudiste sono infatti quelle privilegiate da guardoni, esibizionisti, scambisti, sebbene non di certo invitati da chi anela al ritorno alle origini. In ogni camping naturista – il più delle volte sommessamente – c’è una forte componente di questi elementi, attratti dall’atmosfera di erotismo indotta dal contesto. I naturisti dicono che la nudità pubblica è casta e forse hanno anche ragione, in quanto non è la nudità in se che eccita la fantasia ma il fatto di trovarsi in un ambiente dove la gente ha vedute assai più aperte rispetto alla media in materia di pudore. E’ altresì in parte vero che la maggioranza delle aree è sotto un forte controllo anche solo sociale, nel migliore dei casi, e che quindi non è facile l’approccio sessuale; a ciò aggiungasi la minima disponibilità di luoghi d’incontro (ristoranti, locali da ballo, pub etc) e socializzazione. Eppure i posti scelti sono quelli…
Si aggiunga inoltre che detti siti, soprattutto quelli non autorizzati ma di fatto frequentati da nudisti (la maggioranza in Italia) sono meta di omosessuali che hanno – spesso – atteggiamenti meno inclini al pudore sessuale e comunque sia, anche in rapporti superficiali, proiettano un immagine di libertinaggio.
La scelta monastica è del tutto anacronistica: non si può pensare che un giovane o una coppia ancora attiva sessualmente, quando escono la sera abbiano un atteggiamento e durante il giorno in spiaggia no. Certo diverso è per obesi pensionati o buzzicone invidiose che hanno ormai tirato i remi in barca sia nella cura di sé che verso quell’uva irraggiungibile (ricordate le proposte del Ministro Donat Cattin per risolvere l’allora neonato problema aids: astinenza! Peccato che lui, ormai 70 enne, vi fosse obbligato da tempo).
Assieme alla condanna del sesso sta anche il fastidio verso tutto ciò che è legato all’attrattiva sessuale: depilazioni, tatuaggi, cura del corpo e quant’altro….quanto più sei malconcio tanto più sei un vero naturista!
La conversione di Cap d’ Agde e il suo successo oltremisura ha costituito – da questo punto di vista – la vera spina nel fianco dei cultori del rigore. Esso ha costituito la più grande sconfitta dell’INF (la federazione naturista internazionale) che tuttora cerca di riappropriarsi del sito pioniere del nudismo europeo ma anche traguardo dell’etica vetero - naturista.
E’ anche stato un nuovo punto di partenza verso una versione del naturismo, più moderna, che associa la pratica in un perfetto coniugio con edonismo, esibizionismo, voyeurismo.
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