Club privè digitali, la deriva

Club privè digitali, la deriva

 kapedag    2017/10/30   399    gestione locale , news

Club privè digitali, la deriva

Già in passato su forum di successo su cui scrivevo e, poi, dalla fondazione di MLS qui sul sito , ho sempre cercato di rappresentare il significativo rischio per la privacy indotto dalla prassi italica di sottoscrivere tessere associative per accedere ai club privè. Da ultimo, per una vicenda personale, ci sono incappato direttamente ed ho potuto verificare come tali posizioni non siano solo teoriche ma gli “associati” siano effettivamente monitorati (QUI).

Come tutti sapete per entrare un club privè italiano ci vuole la tessera; vi troverete, pertanto, obbligati a fornire dettagliate generalità e quindi a dover fare “outing” con il gestore del locale che, non solo vi ha visti in faccia ma saprà esattamente come vi chiamate, quanti anni avete, dove abitate, in alcuni casi (es. New Divina club di PG) vi verrà chiesto  pure il codice fiscale, traendo copia del documento d’identità.

Le motivazioni addotte sono note: evitare di incappare nel reato di atti osceni, considerato il carattere “privato” garantito dalla connotazione associativa. In effetti questa è la motivazione delle origini, oggi la situazione è cambiata e con lo sdoganamento del libertinaggio organizzato è ben chiaro a chiunque che mancherebbe l’elemento psicologico del reato e l’antigiuridicità, essendo i privè dei posti dove tale comportamento è non solo noto ma condiviso pienamente dai partecipanti. Permangono ragioni di convenienza fiscale e di controllo interno con maggiori possibilità di selezione, peraltro nella pratica quasi mai poste in essere.

Senza tuttavia ritornare su polemiche in ordine alla disparità concorrenziale tra gestioni pubbliche e associative  nonchè al danno erariale, mi voglio soffermare sull’evoluzione delle “tessere”  che è avvenuta in contemporanea con  quella dei club, che talvolta sono veri e propri gruppi riconducibili ad un'unica proprietà.  D’altronde se sei “club”, eviti la “licenza” nonchè regole penetranti in materia di sicurezza, che richiedono importanti investimenti.

Al proliferare dei locali non si è accompagnata una diversificazione degli emittenti le tessere che restano pochi, il più delle volte sono delle  sub-associazioni di importanti nomi riconducibili al mondo gay e a quello etero. ARCI, ad esempio è la “holding” delle associazioni e i suoi legami politici sono ben noti ma ha partorito tante piccole entità sottostanti che imperversano tra società sportive, aziende di somministrazione e, per tornare a noi, sesso.

L’oligarchia del mercato ha indotto le associazioni più virtuose ad accettare la regola che una tessera emessa da un ente (ASX, per esempio è una delle più diffuse sul territorio), debba esser riconosciuta da tutti i locali aderenti all’associazione, che possono trovarsi anche in regioni diverse. L’emissione, fino a poco tempo fa, era cartacea, per cui per utilizzare la tessera presso diversi locali la dovevi mostrare al gestore che – in taluni casi – ti avrebbe registrato ma in ogni caso non avrebbe dovuto richiedere ulteriori esborsi perché, come è noto, queste tessere hanno un costo, spesso importante se cumulato con quello d’ingresso.  La soluzione salvaguardava abbastanza la privacy in quanto i tuoi dati confluivano mischiati a quelli delle altre sub- associazioni nel data base unico dell’associazione madre, mischiandosi con sportivi e filosofi. La legittimazione indotta dal documento incorporava il diritto ma spesso cosa creava problemi perché le persone dimenticavano la tessera e quindi toccava all’esercente chiedere il club di emissione e contattarlo per ottenere un riscontro sul nominativo….come potete immaginare la cosa era complessa. Ma il problema principale era che i gestori non potevano monitorare quei comportamenti che erano contrari al loro modello gestionale, mi riferisco ad esempio a quei locali che distinguono tessere per coppie da quelle per singoli (talvolta anche con prezzi diversi) e che tramite queste verificano se ti muovi accompagnato o da solo per imporre restrizioni; ma ci sono molte altri usi/abusi che la tessera cartacea impediva.

La soluzione portata avantiè stata graduale. In un primo tempo attraverso al smaterializzazione del documento cartaceo con un evidenza in locale dei dati; poi si è passati al riconoscimento con la tessera sanitaria e registrazione sempre in locale ma visibile dai diversi club del network; per finire con l’attuale situazione delle impronte del dito raccolte tramite pc.

Quest'ultimo sistema ha consentito di creare un data–base nazionale di nominativi con inclinazioni sessuali “particolari”, gestito a livello di sub-associazione, che rende possibile monitorare gusti e movimenti dell’associato su tutto il territorio, e anche trarne un profilo sintetico di abitudini,  il cui uso non è sufficientemente tutelato dalla legislazione vigente.

Casi eclatanti di abuso non se ne sono ancora verificati ma tendo a ritenere che l’utilizzo per finalità estranee a quelle che hanno indotto la richiesta delle generalità (esclusivamente ingresso in club) sia del tutto possibile, come pure avvenuto a me nel caso che ho citato sopra. La deriva, però, può essere anche più rischiosa: la gestione non accorta da parte di questi enti morali spesso poso strutturati o professionalmente inadeguati, ovvero l'imporvvida condivisione di tali dati si può tradurre in ricatti nei confronti di persone che, magari successivamente alla seratina di trasgressione, abbiano cambiato idea o partner, assunto ruoli e responsabilità in conflitto d’interesse con le gestioni oppure notorietà pubblica incompatibile con vizi privati.

Tutte queste considerazioni mi fanno sempre più riflettere che siamo al capolinea di un sistema sbagliato e mi determinano ancor più verso l’abbandono del modello associativo per le attività d’impresa d’intrattenimento, anacronistico ed estraneo alle legislazioni del mondo intero, pur sapendo che la politica vive anche di questo perchè gli introiti delle associazioni madre, quelle cui aderiscono le varie "sub", sono linfa vitale per i partiti.

 

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